Progetto "TEATRO & AMBIENTE"

Quando il teatro può essere utile per riflettere

sulle prospettive ecologiche del pianeta Terra

 

 

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Il Gruppo Teatro Fragile propone alla vostra attenzione il Progetto “Teatro & Ambiente”.

  • Si tratta di DUE SPETTACOLI, uno per bambini e uno per adulti, che trattano entrambi della STORIA DELL’ISOLA DI PASQUA, trasformata dagli uomini in pochi secoli da paradiso tropicale a deserto, costituendo così una tragica metafora dei rischi che corre il nostro mondo.

  • Sono presenti sulla scena 7 attori che, attraverso una vivace mescolanza di pathos, comicità e fisicità, sollecitano negli spettatori diverse riflessioni sull’ecologia e la cultura ambientalista.

  • I due spettacoli possono essere richiesti entrambi oppure uno solo.

  • I costi indicativi sono di 800 euro per lo spettacolo per bambini e 1100 euro per quello per adulti.

  • L’autore non è iscritto alla SIAE, per cui non sono necessarie ulteriori spese per i relativi contributi.

  • Il Teatro Fragile è totalmente autonomo per impianti luci e fonica e lo spettacolo è stato progettato per poter essere rappresentato anche in spazi non specificatamente teatrali, quali saloni, palestre, cortili e parchi, purché adeguatamente protetti da disturbi esterni.

Non esitate pertanto a contattarci per verificare la possibilità di presentare gli spettacoli nell’ambito delle vostre attività, vedrete che è meno complicato di come sembrerebbe!

 

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Per ulteriori informazioni, preventivi, contatti ecc. clicca qui

 

 

NOTE DI DRAMMATURGIA

Affrontare il tema dell’ecologia attraverso il teatro non è facile, perché si rischia di ripetere cose già dette mille volte, anche se magari non ascoltate, oppure di creare degli eventi simili a comizi o conferenze, la qual cosa esula dall’ambito d’interesse e competenza di una compagnia teatrale.

Nondimeno, c’è una storia che vale la pena raccontare, sia perché essa è una formidabile metafora del nostro presente, sia perché contiene degli elementi tragici che ci mettono al cospetto dell’indeterminatezza dell’uomo di fronte al suo futuro.

È la storia dell’Isola di Pasqua.

 

LA STORIA DELL'ISOLA DI PASQUA

Intorno al XII secolo d.c., un gruppo di Polinesiani attraversò l’Oceano Pacifico e approdò su un’isola deserta.

Là fu fondata una colonia che prosperò e si sviluppò, fino a raggiungere i ventimila abitanti e un livello di civiltà altissimo.

In seguito però, si scatenò tra le varie tribù costituite nell’isola una profonda rivalità che, invece di assumere i connotati sanguinosi di una guerra, si espresse nella competizione per la costruzione dei moai, le famose statue di pietra simboli del potere.

Così, più della metà della popolazione smise di coltivare, allevare, pescare, ecc., per dedicarsi ai moai, mentre l’altra metà doveva provvedere al suo sostentamento.

In breve, l’isola s’impoverì sempre più, provocando un catastrofe ambientale che portò alla desertificazione del territorio, alla carestia, a guerre intestine, cannibalismo, regresso tecnologico e civile.

Nel XVIII secolo, poco prima dell’arrivo degli Europei, la popolazione era scesa a poche centinaia di abitanti le cui condizioni di vita erano talmente rozze e miserabili, che la presenza stessa dei moai appariva un mistero: come poteva della gente tanto arretrata aver realizzato dei manufatti così imponenti?

Inutile dire che la colonizzazione europea peggiorò ancora di più le cose, riducendo in schiavitù e deportando buona parte degli abitanti rimasti.

Nel 1877 i cittadini di Rapa Nui erano solamente centoundici.

Quante analogie si possono trarre tra questa storia e il nostro presente?

Moltissime, tutte quelle che ogni spettatore riesce a elaborare da solo, oppure confrontandosi con altri.

Il compito del teatro è, in fondo, proprio quello di formulare domande.

Le risposte poi ciascuno le dia o le ricerchi per conto proprio, usando il cervello e il cuore.

 

Lo spettacolo per bambini

L'ISOLA DEI SOGNI

 

Il re Hotu Matua ha fatto uno dei suoi ricorrenti sogni profetici: per salvare il proprio popolo dai guerrieri invasori ormai alle porte, è necessario che tutti partano, per raggiungere un'isola al di là dell'oceano dove ritroveranno prosperità e pace.

Il viaggio è lungo e noioso, ma alla fine arriveranno nella terra promessa, dove il mare è pescoso, le foreste di palme sono una fonte immensa di cibo e materiali per il sostentamento e lo sviluppo.

Seguirà dunque un periodo di benessere, fino a quando il re, ormai vecchio, annuncerà la propria volontà di passare il potere a uno dei suoi figli.

Come fare per determinare chi sarà il nuovo re? Non certo ricorrendo alla violenza o alla guerra, se mai avviando una competizione per costruire delle enormi statue di pietra: i moai. Chi realizzerà i moai più grandi e maestosi sarà il nuovo re.

Per fabbricare i moai, però, metà della popolazione deve lavorare nelle cave di tufo e l’altra metà deve provvedere a mantenerla.

Questo causerà in pochi anni la desertificazione dell’isola e la conseguente miseria e fame.

Come fare adesso per salvare il popolo da quella trappola mortale che è diventata l’isola di Rapa Nui?

Ripartire verso nuove terre è impossibile, perché nessuno ricorda più come si costruisce una canoa come quelle degli avi, capace di affrontare l’oceano. Non resta che sperare che qualcuno venga a salvare la tribù.

E qualcuno effettivamente arriva. Si tratta di una nave olandese che, nel giorno di Pasqua del 1722, raggiunge l’isola.

L’ammiraglio olandese è un po’ deluso di quest’isola semideserta e dai suoi abitanti ridotti alla barbarie e rimane assai perplesso dalla presenza degli imponenti moai e dalle storie che gli raccontano sul passato di prosperità di quel mondo.

Per raccontare questa vicenda in modo che sia godibile dai bambini dai 7 anni in su, i sette attori in scena alternano gag comiche, canti, coreografie e proiezioni, in modo da fornire qualche piccolo spunto di riflessione e tanto divertimento.

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Lo spettacolo per adulti

CONGETTURE DI CONFINE
(ovvero la fantastica storia dell’Isola di Pasqua)

 

Non sempre ciò che vien dopo è progresso.

(Alessandro Manzoni - Del romanzo storico)

 

In un villaggio polinesiano sono in corso le attività quotidiane, interrotte dall’annuncio dell’avvistamento dei guerrieri di una tribù rivale, che potrebbe invadere quella terra e sterminarne la popolazione.

Le reazioni dei membri della tribù a queste notizie sono diverse: da chi vorrebbe fuggire lontano a chi vorrebbe affrontare in battaglia i nemici.

La regina sacerdotessa Arika Mau emette un oracolo: il solo modo per salvare il proprio popolo è partire per mare in direzione del sorgere del sole.

Ancora una volta, tutti gli abitanti decidono di riporre fiducia in lei e, quindi, il viaggio della speranza si compie, fino a raggiungere un’isola che sarà battezzata Rapa Nui. Essa si presenta ai loro occhi come un paradiso di bellezza e ricchezza di risorse.

L’euforia e il benessere accompagnano dunque per un lungo periodo il popolo di Arika Mau, fino a quando lei, ormai vecchia, annuncia la necessità di trovare un nuovo regnante.

Per scongiurare le lotte intestine e la probabile violenza che ne potrebbe scaturire, la nuova profezia della regina questa volta prescrive la gara per la costruzione delle statue di pietra chiamate moai, la cui realizzazione determinerà il prestigio e la vittoria del potere.

Tutti si affannano, direttamente o indirettamente, per costruire i moai, dimenticando le più elementari regole di sostentamento ambientale e di sopravvivenza sociale, fino a desertificare l’isola e a scatenare una carestia tremenda.

Una parte del popolo si ribella a questa deriva suicida, abbattendo i moai e maledicendo la dinastia di Arika Mau, tuttavia l’incapacità di trovare forza e capacità per rovesciarla costringono alla fine a dare ancora fiducia a lei.

L’ultima profezia della regina prima della sua morte parla di eventi straordinari che sopraggiungeranno dall’esterno. Il giorno di Pasqua del 1722 essa pare avverarsi con l’arrivo di una nave olandese.

L’ammiraglio, per prima cosa, decide di sterminare la famiglia reale, presentandosi così, agli occhi del popolo, come una sorta di salvatore e liberatore.

Lui ride divertito da questo equivoco e non indugia a mettere in atto i propri veri intenti.

Lo spettacolo vede sette attori in scena che, con grande vivacità, fisicità, pathos e vis comica accompagnano gli spettatori nella narrazione, tra dialoghi serrati, monologhi e danze sfrenate.

 

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