Gruppo Teatro Fragile

Treviolo (Bergamo) 

 

PACÌ PACIANA

(Dalla storia al mito)

 

 

 

SINOSSI

 

La vera storia del Pacì (Pacì Paciana, versione finale) - YouTubeVincenzo Pacchiana, detto Pacì Paciana (Poscante, 1773 - Gravedona, 1806) è una figura della cultura popolare bergamasca talmente celebre quale personaggio letterario e del teatro dei burattini, che non tutti sanno essere esistito realmente, sia pure con caratteristiche e vicende meno romantiche di quelle da “Robin Hood bergamasco” che in genere gli si attribuiscono.

Il Gruppo Teatro Fragile propone una serata dedicata al brigante brembano, parte integrante delle nostre scorribande letterarie-teatrali dove, accanto alla proposta degli esiti della ricerca del “recitar leggendo”, offriamo alcuni spunti di riflessione sulla differenza tra vero storico e percezione comune delle cose.

Come spesso accade, sarà un incontro vivace e ricco di momenti di allegria e lievità.

 

 

NOTE STORIOGRAFICHE

 

Secondo le ricostruzioni storiche più serie, Vincenzo Pacchiana detto Pacì Paciana - nato verso il 1776 presso il ponte di Romacolo, a Poscante, in Val Brembana-, fu uno dei tanti malviventi che, nell’Ottocento, funestavano la Valle Brembana, favoriti anche dalla vicinanza con il confine svizzero, che consentiva loro di muoversi tra rapine e contrabbando.

Però la tradizione popolare, un po’ alla volta, finì con il circondare il Pacì di un’aura leggendaria, fino a farlo diventare una specie di Robin Hood brembano.

Questo ci dice molto, per riflesso, a proposito delle condizioni in cui versavano le popolazioni delle valli, della dura pressione fiscale per sostenere le campagne napoleoniche, delle sistematiche angherie del regime austriaco e delle abissali differenze di classe tra ricchi e popolo.

Il Pacì divenne insomma un’incarnazione del ribelle vendicatore dei soprusi, che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Le composizioni dialettali e le recite dei burattinai furono (e sono ancora) i mezzi attraverso i quali si diffuse l'immagine di un bandito romantico, ribaldo, certo, ma leale e generoso.

L’arringa pronunciata davanti al tribunale di Bergamo dall'avvocato Pagnoncelli in difesa di un commerciante di Endenna, accusato di favoreggiamento nei confronti di Vincenzo Pacchiana, ci racconta di come il Pacì fosse "uomo irascibile, a tutti pericoloso, di indole facinorosa e disposto a commettere delitti; malfattore insigne e troppo accorto, che sa blandire e aiutare taluni, mentre inferocisce contro molti. Ha moglie, ma ciò non gli impedisce di coltivare relazioni illecite: mentre era bandito, capitava spesso all'osteria dell'Ambria, guidatovi dagli impegni di viziosa persona, nota a tutto il vicinato".

Insomma, di realmente documentato delle sue "lezioni" agli avari e ai prepotenti della valle, della difesa dei più deboli, delle clamorose beffe agli sbirri, del farsetto d'acciaio, il "giaco", impenetrabile ai colpi d'archibugio e che gli dava la fama di invulnerabile, c’è poco o nulla.

Ma non bisogna d’altro canto dimenticare che i conterranei veramente lo aiutarono e protessero a più riprese, in parte per paura, ma sicuramente anche per simpatia.

Il Consigliere Consultore di Stato Diego Guicciardini, direttore generale della polizia del Regno d'Italia, da canto suo, scrisse in un rapporto del 1805 che: "Contro l'ormai famoso Paccini fu inutile ogni tentativo. Ho dovuto far pubblicare una taglia di cento zecchini a favore di chi lo prende vivo e di sessanta a chi lo uccide. Mi sono mosso a questo passo dopo che, attaccato, costui due diverse volte seppe fuggire, uccidendo due guide e lasciando feriti tre gendarmi ed un'altra guida".

E ancora: "Il famigerato Paccino detto Pacchiana si è fin qui sottratto alla forza che lo insegue vagando dal Dipartimento del Serio a quello del Lario e viceversa. Tre individui però prevenuti di aver favorito le criminose sue viste e protratta la di lui impunità sono stati sorpresi e ridotti nelle forze. Si procede attualmente contro di essi per la partecipazione avuta col proscritto".

È anche documentato che la polizia promise la taglia a un altro bandito, il Carcino, che s'era unito al Pacì e con lui batteva le montagne comasche nei pressi di Gravedona.

Fu in tali circostance che il 4 agosto 1806, Carcino, con un colpo di trombone, uccideva il compagno immerso nel sonno.

Le sue gesta criminali di Vincenzo Pacchiana non furono un fenomeno isolato, limitato alla sola valle Brembana e dovute alla particolare figura del bandito.

Si trattò invece di una situazione di disordine generale, che si espresse sotto forma di vero e proprio brigantaggio.

Il governo ci metteva pure del suo, con la disorganizzazione e la discordia fra gli organi della polizia, che non facevano che accrescere la diffusa ostilità contro i gendarmi.

Specialmente nelle montagne, il governo era avversato anche a causa della coscrizione obbligatoria, che sottraeva braccia giovani alle campagne per farne dei soldati.

Niente di più naturale, quindi, che tale avversione si manifestasse contro i suoi organi e si traducesse in una specie di sorda solidarietà per quanti a torto o a ragione ne erano colpiti.

In questo gioco di riflessi, di realtà e fantasia, ci piace soffermarci con voi per raccontarvi questa storia avvincente.

 

BIBLIOGRAFIA

 

·        Mosè Torricella, Episodi della vita di Pacì Paciana, re della Valle Brembana, 1880.

 

Con

Sabina Ballerini

Francesca Busi

Carlo D’Addato

Fabiola Maffeis

Mariangela Marinelli

 

Assistente alla regia

Pierangela Cattaneo

 

Drammaturgia e regia

Carlo D’Addato

 

Esigente tecniche minime

Spazio scenico 6x8metri

Attacco elettrico civile 220V 3KW